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28/08/14 - Articolo pubblicato sulla rivista Emozioni e Cibo

Alcuni giorni fa mi ha contattata una collega per avere informazioni sulle attività svolte dall’AIDAP, chiedendomi quanto fosse stato utile partecipare al First Certificate e che cosa mi aveva spinto ad aprire una UOL. La maggior parte della conversazione si è improntata sull’evoluzione che l’approccio dietetico ha negli anni subito, di quanto sia indispensabile per l’operatore aggiornarsi e modificare il livello d’intervento soprattutto nei rapporti con il paziente. All’inizio della mia esperienza lavorativa l’approccio è stato direttivo e prescrittivo; ho iniziato quindici anni fa affiancando una persona con anni di esperienza, preparata ed efficiente sul piano dietetico, ma rigida e punitiva nei confronti dei pazienti. Per tutto il periodo di questa collaborazione mi sono scontrata con una metodologia che non mi sembrava utile o appropriata: la tendenza era di considerare solo gli aspetti più superficiali legati al rapporto con il cibo e con il peso, non cogliendo la drammaticità del disagio che spesso affligge i pazienti. Questi venivano etichettati come “golosi” e gli veniva intimato di perdere peso con la raccomandazione che bastava solo un po’ di forza di volontà! Questo mi ha motivata negli anni a cercare di conoscere ed interpretare meglio questi disturbi, per dare sostegno in modo efficace e appropriato a chi ora si rivolge a me. Non potevano continuare ad aderire a quella metodologia, perché l’approccio evolve, si modifica, si rivoluziona ed il dietista deve aggiornarsi e modificare il suo operato rimanendo al passo con i tempi. Il presupposto moralistico dei trattamenti, che attribuiva alla sola volontà del paziente la soluzione del problema, ha dimostrato negli anni tutti i suoi limiti. E’ indispensabile un nuovo modello di approccio psico-nutrizionale, che tenga conto dei fattori biologici, psicologici e sociali che, così pesantemente, condizionano il soggetto. L’aggiornamento è fondamentale e deve essere continuativo nel tempo perché anche le migliori linee guida o teorie scientifiche possono essere riviste. Voglio ringraziare l’AIDAP che in tutti questi anni mi ha aiutato a crescere professionalmente! Frequentando i corsi ho avuto la fortuna di conoscere medici, psicologi e dietisti e di iniziare con alcuni un’appagante collaborazione che ha portato nel corso degli ultimi tre anni alla realizzazione del mio ideale di studio di dietetica e psicologia. Il Dott. Dalle Grave e la sua équipe mi hanno insegnato che il dietista può contribuire al processo di guarigione di una persona che abbia deciso di voler porre in atto un cambiamento. In tal senso la competenza professionale deve essere al massimo. Il manifesto Andid (Associazione Nazionale Dietisti) inizia dicendo che il dietista svolge attività di educazione e informazione per diffondere i principi di una corretta alimentazione; dare un’informazione accurata al paziente è importante, informarlo sul funzionamento reale del nostro organismo o sul valore nutritivo dei diversi cibi, è utile. Ma rieducare è più importante, anche se infinitamente più difficile. Si tratta infatti di riuscire a far mettere in discussione al paziente le proprie credenze, anche quando queste sono profondamente radicate nel proprio sistema di valori, ed anche se continuano a trovare conferme e rinforzi dell’ambiente sociale nel quale si trova a vivere. L’attivo coinvolgimento in una terapia richiede al dietista la capacità di far riflettere il paziente, di stimolare il suo senso critico e, infine, di favorire una corretta relazione d’aiuto.
Ho voluto condividere con la mia collega e con i lettori di EMOZIONI E CIBO lo “spirito” e la “filosofia” che contraddistingue l’AIDAP di REGGIO EMILIA!!!